American Gangster (2007) – Recensione e Critica

Luglio 10, 2008 at 8:40 pm | In 2007, Azione, Gangster Movies, Ridley Scott, Russel Crowe, Samuel L. Jackson, Wemovies | Leave a Comment
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“American Gangster”

(2007)

Locandina \"American Gangster\"

Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Steve Zaillian
Cast : Denzel Washington , Russel Crowe

Durata: 157 min.

ATTENZIONE, La seguente recensione contiene SPOILER sul film. Se non volete rovinarvi la sorpresa: VIA DI QUA!
In tale recensione, però, la storia non verrà raccontata per intero, per una precisa decisione dell’autore, il quale ritiene che fondamentale sia l’intreccio degli eventi, nell’opera in questione.

There are two sides of the american dream
I got Harlem. I took care of Harlem, so Harlem’s gonna take care of me “ – Frank Lucas
“20 Percent…. 20 Percent…” – Frank Lucas

Anni 70 (e aggiungerei, che anni 70!), Harlem, Vietnam Droga, Neri, Investigatori Bianchi. Ecco, forse come ingredienti per un film “nuovo”, sembrano non esserci. Ma ogni chef che si rispetti, sa bene che ciò che conta, non son gli ingredienti, ma il modo con cui vengono utilizzati. Ma procediamo con ordine…

Ridley Scott (Gladiator, Hannibal, Black Hawk Down, A Good Year), un vero grande del cinema hollywoodiano, è uno che non si lascia mai scappare un’idea dalla testa. Consacratosi al pubblico internazionale con il suo Gladiatore, ha voluto donare al pubblico internazionale un nuovo capolavoro. Certo, magari non avrà la portata che il suo Gladiatore ha saputo guadagnarsi a colpi di gladio, ma di certo il suo Frank Lucas lascerà il segno sul cinema contemporaneo. La selezione del casting, è come sempre perfetta. Denzel Washington (Mo’ Better Blues, Glory, Malcolm X, Inside Man, Awtone Fisher) e Russel Crowe (L.A. Confidential, A Good Year, The Insider, Gladiator, Cinderella Man, Master and Commander) sono i due personaggi principali di questa storia vera, raccontata in modo magistrale.

Come dicevamo sopra, siamo negli anni ‘70. Harlem è ormai un covo di spacciatori, papponi e magnaccia di ogni tipo, tutti “nuovo stampo”. Bumpy, invece, è uno vecchio stile, uno che sa riconoscere la rovina degli USA nell’aria, quando la vede. Uno che al ringraziamento, usa i suoi soldi per comprare e regalare tacchini ancora freschi ai suoi “neri” dell’Harlem. Bumpy, insomma, è un kingpin atipico. Così atipico, che non muore ammazzato. Muore in maniera naturale, con un unico spettatore “attivo”, il suo autista-aiutante-discepolo, Frank Lucas. Frank, però, non è uno qualunque, anzi, dimostra ad Harlem che sebbene Bumpy sia morto, i suoi debiti sono vivi e vegeti. In quattro e quattr’otto, Frank ricostruisce una piccola parte dell’impero del suo mentore. Ma mr. Lucas conosce troppo bene il significato della parola “Ambizione”. Basta poco, per fare il “grande salto”, basta davvero poco. Così poco che decide di contattare un suo ex parente, stanziato in Vietnam, dove la guerra è quasi in stasi. Così, in poco tempo, riesce a “inventarsi” un’importazione in grande stile, negli U.S.A., dove aiutato dai suoi parenti di campagna, mette a punto un sistema di distribuzione capillare, sicuro e quasi del tutto impersonale. In due parole: “Blue Magic”.


Dall’altro lato della strada, c’è Richie Roberts, un poliziotto famoso nella città che non dorme mai, per la sua “idiozia”. Non troppo tempo prima, quest’uomo ha trovato in un auto, mentre era in servizio, un milione di dollari in contanti di piccolo taglio, non di serie. E ciò che ne ha fatto, a detta dell’intero NYPD, è l’utilizzo più idiota possibile: l’ha consegnato al suo distretto, dalla prima all’ultima banconota, Washington di piccolo taglio inclusi. Così, Richie, alle prese con il suo esame di stato per diventare avvocato, viene contattato dai pezzi grossi Federali. In poco tempo, gli chiedono di scegliere gli uomini adatti per mettere in piedi una piccola “sovrastruttura” poliziesca, un nucleo ristretto di investigatori a tempo pieno, intenzionati a sgominare il mercato della droga, che sta piano piano divorando dall’interno la grande mela. Così, a selezione effettuata si mette sulle traccie dei grandi pusher di NY.
Le strade dei due si scontreranno all’incontro di Boxe dell’anno, tra Alì e Frazier. Richie noterà un uomo in pelliccia, in prima fila, che non ha mai visto prima. Da quel punto in poi, la strada è tutta in discesa. Così in discesa, che presto Lucas si ritroverà seduto di fronte a lui, dall’altro lato di un tavolo, sotto interrogatorio. La prima condanna in appello del signor Lucas, fu di 70 anni di carcere. In seguito, al primo caso di difesa dell’avvocato Roberts, la pena fu diminuita fino a 15 anni. Tale enorme sconto di pena va attribuito al grande contributo dato da Frank Lucas per gli arresti effettuati dalla polizia, che nel giro di due anni ebbe prove a sufficienza per arrestare tre quarti del dipartimento Narcotici della NYPD.

Dal punto di vista cinematografico, beh, sembra quasi che NY sia stata riportata indietro di quarant’anni, durante le riprese. Le crackhouse, Harlem, la polizia, la corruzione, l’aria “grigia”, dei primi colori dello smog assuefatto e assuefacente. Insomma, tutto è al suo posto, nell’ambientazione. La colonna sonora, come sempre si addice a Scott, è quanto di più azzeccato e adatto possibile. Insomma, la pellicola trasuda funk e soul in ogni fotogramma, e le casse sanno ben accompagnare la sensazione. Le inquadrature restano, come per ogni opera di questo calibro, indefinibili. Perfette, è dir poco. Una parentesi, insomma, quella dell’estetica del titolo in questione, che si apre e si chiude con un voto numerico: 11/10. Permea l’opera un vago filtro seppia, che altro non fa che risaltare le grandiose capacità degli attori in questione. Dimenticatevi i piani americani e i piani sequenza de Il Gladiatore, dimenticatevi quelle riprese lunghe, qui si tratta di botta e risposta, di volti, di dettagli, di espressività delle immagini. Qui, si tratta di Frank Lucas.
Discorso singolo, invece va fatto per gli attori. Denzel Washington, rughe d’espressione incluse, è il vero punto di forza del film. Professionale, di “basso profilo”, silenzioso, scherzoso, guardingo, acuto osservatore, insomma, in poche parole, serio e distinto. Un paragone poco azzardato, a mio parere, potrebbe essere quello che sto per osare: è insomma un nuovo Marlon Brando nei panni del Padrino.
Russel Crowe, beh, se lo avete ancora in mente con l’armatura e il gladio, cancellatelo e riscrivete tutto. É un poliziotto incazzato nero, disgustato dai suoi colleghi, ligio al dovere, dal nervoso facile, calcolatore e soprattutto di poca azione. Un genio.


Insomma, il film si muove fin troppo bene, senza uscire troppo fuori dalle linee guida dettate dalla realtà, risultando, insomma, secondo gran parte della critica un “Black Scarface”. Ciò che invece io, personalmente, ritengo, è che sia, con tutto il dovuto rispetto al capolavoro di Brian De Palma, l’esatto opposto. Insomma, Tony Montana era “Fucking Tony M.“, era “The World Is Yours“, era “Yayo“, tagliata quanto più possibile, Tony Montana era “Gangsta“. Tony M. era l’uomo della villa, di Miami, della tigre in giardino.
Frank Lucas, beh, lui è “Either you’re somebody, or you ain’t nobody. “, è “This is my home. My country. Frank Lucas don’t run from nobody. This is America.“. Frank Lucas è l’uomo nero al di sopra dell’”Italian Mafia”, Frank Lucas è l’uomo ” Nobody owns me, though.“. Frank Lucas, è l’uomo della “Dope” pura al 100 %, la Blue Magic. Frank, è l’uomo del basso profilo, l’uomo senza anelli, senza oro, l’uomo senza facciata. Frank Lucas, è l’uomo nero, nero tra i neri.
Ma Frankie e Antonio si somigliano più di quanto facciano credere… Sono due da “guerra in prima persona”, sono due dalla minaccia facile, sono due vendicativi, sono due spacciatori di lusso, sono due che hanno tutto, stretto tra le mani. La differenza, tra Tony e Frank, è che Tony è morto, Frank è vivo, anche se su una sedia a rotelle, ed è anche un uomo relativamente libero.

In poche parole, un film che merita la visione, a patto solo di avere stomaco forte, date le inquadrature spesso indugianti su dettagli che i più farebbero a meno di voler conoscere. Una storia, tristemente vera, narrata in modo magistrale da un regista che sa bene quale sia il suo ruolo in tutto ciò. Ridley, in questo film, non dirige il film, ma gli spettatori.

In conclusione, un gran film. Merita davvero la visione, che siate fan dei Gangster Movies o meno.

+ + +

  • Due attori d’eccezione, tra le mani di un signor regista
  • Un capolavoro del genere, un grandissimo film in genere
  • Ineccepibile, sotto ogni punto di vista

- – -

  • Scene forti, non per tutti
  • Non è un genere per il palato di tutti
  • Forse la droga non è un argomento adatto al potenziale pubblico di tale film

Voto Finale:91/100

Links: Trailer, IMDB, Wikipedia

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