In the Land of Women (2007) – Recensione e Critica (Il Bacio che Aspettavo)
Giugno 21, 2008 at 11:04 pm | In 2007, Adam Brody, Drammatico, Kirsten Stewart, Meg Ryan, Wemovies | Leave a CommentTags: 2007, Adam Brody, Arte, Cinema, Critica, Drammatico, Film, Kirsten Stewart, Meg Ryan, Movies, Recensioni, Wemovies
In the Land of Women
“Il Bacio che aspettavo”
(2007)

Regia: Jon Kasdan
Sceneggiatura: Jon Kasdan
Cast : Adam Brody , Kirsten Stewart , Meg Ryan
Durata: 94 min.
ATTENZIONE, La seguente recensione contiene SPOILER sul film. Se non volete rovinarvi la sorpresa: VIA DI QUA!
In tale recensione, però, la storia non verrà raccontata per intero, per una precisa decisione dell’autore, il quale ritiene che fondamentale sia l’intreccio degli eventi, nell’opera in questione.
“ I am mysterious!” – Carter Webb
“Listen, I don’t know what happens next. I’m just going to keep loving you and I’m going to keep hoping you let me into your life. I will make mistakes, of course, but I’ll always be there for you. “ – Sarah Hardwicke
“Senti, dobbiamo essere onesti con noi stessi, in fondo l’abbiamo sempre saputo che non avrebbe funzionato“. Chissà quanti di noi avranno sentito dirsi queste frasi da uno dei propri ex partner. Chissà quanti avranno provato “l’ebbrezza” di essere lasciati, ma “restando amici“. E chissà quanti ci hanno creduto davvero… Carter Webb (Adam Brody: The O.C., MTV’s Undressed) sembra averci creduto, il giorno in cui la famosa attrice, Sofia Buñuel (Elena Anaya: Sofia y el sexo, Fragile) gliel’ha pronunciato, in uno squallido bar, mentre un trio di anonime teenager le ronza intorno per avere un suo autografo. E’ su queste basi che comincia la storia di Carter, uno sceneggiatore soft-porn con un sogno nel cassetto, qualche problema con una depressione latente, il vizio del fumo e un’innata qualità, quella di avere sempre la risposta pronta. Tornato a casa, spalle ciondolanti al seguito, scopre da sua madre che sua nonna, Phillis (Olympia Dukakis: Numb3rs, Charlie’s War), si ritiene in fin di vita, così il giovane decide di dare una svolta alla sua vita, e di andare a vivere per un periodo di tempo indeterminato, da sua nonna, così da cercare di convincerla della sua piena salute. Giunto in Michigan, fa conoscenza di Lucy (Kirsten Stewart: The Messenger, Jumper) e Sarah (Meg Ryan: Top Gun, The Doors, French Kiss) Hardwicke, rispettivamente una figlia ed una madre sue neo-vicine.
Nasce così, spontanea ed istintiva, un profondo legame d’amicizia tra Sarah e Carter, che spesso andranno a passeggiare insieme, raccontando ognuno la propria storia, i propri problemi. Così, si verrà a conoscenza degli intimi segreti di Carter, del suo rapporto con la sua amata ex, Sofia, della difficilissima situazione familiare di Sarah, insomma, dei più intimi segreti di entrambi. Così, la donna convincerà la sua figlia adolescente ad uscire in compagnia di Carter, per cercare di farlo stare meglio, di farlo distrarre.
Già dalle prime battute, lo spettatore verrà a conoscenza del vero dramma di Sarah, ovvero la recente scoperta fatta dai suoi medici, di un tumore al seno. Intorno a tale malattia, ruoterà tutta la storia, osservata dal punto di vista dell’intera famiglia Hardwicke.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un’opera scritta col preciso intento di interessare una fetta di audience più larga possibile, presentata qui da noi in Italia, come una Teenager Love Story. Come al solito, la definizione è quanto mai inadatta.
Dal punto di vista pratico, la pellicola scorre veloce, senza punti morti, con trovate interessanti e mostrando tutto ciò che c’è da mostrare, nulla di meno, e niente di superfluo. Per quanto riguarda invece l’ambiente creato, complice la mancanza di scene inutili, potrebbe dare un sapore di abbozzato e solo accennato, quasi fatto “di fretta e furia”, sebbene la volontà di dettagliare c’è, ma sullo sfondo. O, per meglio dire, i dettagli sono presenti sulla scena contemporaneamente ai momenti di trama raccontati, tanto da poter erroneamente sembrare casuali, involontari e forse anche inutili. Insomma, un lungometraggio che cerca di raccontare, di approfondire, di sviscerare quanti più fatti e persone possibili. Persone, perché quelli raccontati non sono personaggi qualunque, nel difetto e nell’eccesso consentiti a tale definizione, ma sono persone “in carne ed ossa”, con tutte le loro fissazioni, i loro sentimenti, i loro pregi e i loro difetti. Insomma, tutti sono qualcuno, ma nessuno è più degli altri, nessuno è senza macchia e senza paura, e tutti dimostrano che errare resta prerogativa degli umani. Nessun John Smith, insomma.
Dal punto di vista tecnico, va sottolineata la palesissima volontà registica di mettere “le cose in chiaro” con lo spettatore, con scene pulite, chiare e dai colori vividi o spenti, in dipendenza dalla situazione (psicologica o spaziale) trattata. Le riprese, sono adatte ed anonime quanto basta, risultando normali per gli habituè del genere e non inventando assolutamente niente di nuovo ma sottolineando a dovere le capacità drammatiche degli attori di tutto rispetto.
Per quanto riguarda il commento sonoro, non avendo avuto modo di saggiare la qualità dell’audio in lingua originale, si è nelle condizioni di poter semplicemente portare all’attenzione due cose: prima di tutto, il lavoro di traduzione e quello di doppiaggio sono stati portati avanti davvero eccezionalmente; inoltre, la selezione musicale della colonna sonora, sebbene non apporti nessun tipo di novità, risulta adatta e capace di sottolineare i vari momenti drammatici.
In conclusione, ci troviamo di fronte ad un film drammatico di tutto rispetto, senza le pretese tipiche del genere, ma senza innovazioni di alcun tipo. Per gli amanti del genere, un film da vedere di sicuro, sia per la qualità della storia, sia per l’interpretazione degli attori (Adam Brody su tutti, riesce a cancellare ogni forma di pregiudizio nei confronti degli attori da telefilm); chi invece non vive di pane e lacrime cinematografiche, può comunque trovare interessante l’opera, per le sue trovate accattivanti, per la tipologia di storia, ma soprattutto per poter guardare una storia d’amore senza esagerazioni, che nasce e si sviluppa come potrebbe accadere a chiunque. Sia ben chiaro, non ci si trova davanti ad un capolavoro, ma di certo di fronte ad un film che sa avere classe, sebbene non ne cerchi troppa. Niente di eclatante, ma niente di seccante.
+ + +
- Il cast ha svolto il suo lavoro in modo impeccabile
- E’ una storia comune, che sa trovare la sua drammaticità proprio in questo
- Realizzazione tecnica al di sopra della media, per il genere (Solo due piccolissimi errori di continuità)
- – -
- Il film non osa, assolutamente
- Un film “ordinario”
- Cerca, forse, di sfruttare troppo i nomi del cast per mascherare un film non totalmente ispirato
Citazioni dal film:
“E’ solo una fase, la supererai”
“Carter… mi vuoi sposare?” “Certo che si“
Voto Finale:75/100
Links: Trailer, IMDB, Wikipedia
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